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CULTURA E TURISMO

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Manifestazioni Religiose

Santa Marta Patrona di Talana

La chiesa parrocchiale di Talana fu edificata dal 1831 al 1916, dedicata e inaugurata a Santa Marta nel 1909.

Manifestazioni  Religiose

Statua di Santa Marta Talana - bottega sarda, sec. XVI (ultimo quarto) legno intagliato dorato e policromato.

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La statua è collocata all'interno della chiesa parrocchiale risalente nel suo attuale impianto ai primi dell'800 e definitivamente consacrata nel 1909. La Santa Marta è uno dei pochi simulacri appartenteni alla originaria chiesa ancora conservati, insieme a una statua lignea di Santa Barbara, di tono più popolaresco e risalente al XVI secolo. Marta, è rappresentata frontalmente con la gamba destra leggermente flessa in avanti su cui si appoggia con ampia piega il mantello. Nella mano destra tiene una croce e nella sinistra un libro che trattiene il mantello formando delle ampie pieghe sul braccio.Il volto, dai tratti giovanili , è incorniciato da lunghi capelli divisi al centro da una scrinatura ed è coronato da un corto velo appuntato sul retro del capo e sormontato da una moderna aureola d'argento dorato formato da stelline unite da sottinli strisce filigranate. La damascatura presente nella sopraveste riporta uno schema geometrico a grandi formelle polilobate con motivi vegetali in oro su fondo azzurro mentre gli spazi di risulta tra le maglie presentano motivi vegetali stilizzati. La veste di cui si intravedono soltanto le maniche ed il colletto, è decorato da un sottile motivo a scacchiera dipinto in oro su fondo bianco.Il mantello, il cui interno è completamente dorato, ripropone motivi geometrici di esagoni ovati inglobanti elementi vegetali in oro su fondo rosso arancio.

Non si hanno notizie né sulla commissione della statua né sulla sua originaria collocazione, probabilmente all'interno di un altare ligneo, andato perduto con la ristrutturazione ottocentesca della chiesa.Il simulascro, pur rivelando una accurata esecuzione e una certa raffinatezza nella realizzazione dell'estofado, mostra una decisa geometrizzazione delle forme che l'accosta al San Giovanni Evangelista di Galtellì ed al Sant'Andrea dell'omonima chiesa di Giave. Le tre opere ripropongono diverse analogie: le modeste proporzioni , lo stesso modo di trattare il panneggio e le grosse pieghe e l'analogo assetto del mantello che si appoggia con una grossa falda sul fianco destro, oltre all'impostazione arcaica della figura. Tali peculiarità formali riconducono la Santa Marta a bottega sarda della fine del XVI secolo influenzata da modelli iberici.

Bibliografia:

T. Loddo, Chiese e Arte Sacra in Sardegna, Diocesi di Lanusei, Sestu 1998, pp. 70- 71;

Ministero per i Beni e le Attività Cuturali, Estofado de Oro La statua lignea nella Sardegna Spagnola, Arti Grafiche - Pisano Cagliari 2001, pp. 240-241;

I talanesi festeggiano due volte all'anno la loro patrona:

il 29 luglio come da calendario ('' Santa Martigedda '') e la prima domenica di settembre ('' Santa Marta Manna'').

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L'avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)

Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate;

Etimologia: Marta = palma, dall'aramaico o variante di Maria;

Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago;


Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui colui che viene nel mondo».
Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania, un villaggio a circa tre chilometri da Gerusalemme. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite compare per la prima volta Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. Non ci stupisce quindi il rimprovero che Marta muove a Maria: ''Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti''.
L'amabile risposta di Gesù può suonare come rimprovero alla fattiva massaia: ''Marta, Marta, tu t'inquieti e ti affanni per molte cose; una sola è necessaria: Maria invece ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta''. Ma rimprovero non è, commenta S. Agostino: ''Marta, tu non hai scelto il male; Maria ha però scelto meglio di te''. Ciononostante Maria, considerata il modello evangelico delle anime contemplative già da S. Basilio e S. Gregorio Magno, non sembra che figuri nel calendario liturgico: la santità di questa dolce figura di donna è fuori discussione, poiché le è stata confermata dalle stesse parole di Cristo; ma è Marta soltanto, e non Maria né Lazzaro, a comparire nel calendario universale, quasi a ripagarla delle sollecite attenzioni verso la persona del Salvatore e per proporla alle donne cristiane come modello di operosità.
L'avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente ''signora''. Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. La lezione impartitale dal Maestro non riguardava, evidentemente, la sua encomiabile laboriosità, ma l'eccesso di affanno per le cose materiali a scapito della vita interiore. Sugli anni successivi della santa non abbiamo alcuna notizia storicamente accertabile, pur abbondando i racconti leggendari. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262, il 29 luglio, cioè otto giorni dopo la festa di S. Maria Maddalena, impropriamente identificata con sua sorella Maria
. Autore: Piero Bargellini (tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/23750)

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